Una donna, elegantemente vestita, passeggia lungo il boulevard. Apparentemente familiare, l’immagine ci mostra subito l’inganno: ciò che appare ai nostri occhi è un’istantanea bianco/nero che ci viene offerta in primo piano. La donna avanza, ma ora è immobile;come in un gioc di Matrioska, il nostro sguardo scivola progressivamente da un istante all’altro, dal prima al poi. Un certo concettualismo è presente nell’opera di GUY BOURDIN (Parigi,1928- Parigi,1991), fotografo di moda tra i più celebri del XX secolo, capace di lasciare un segno tra le generazioni successive. Sulla scia del postavanguardismo francese anni 50, il fotografo si impone come punto diincontro tra il mondo dell’arte e quello della pubblicità, cristallizzando l’immaginario estetico dell’epoca con un’esplosione di colori, combinazioni ambigue, sensualità e narrazione. Del tutto percepibile risulta l’insegnamento del suo mentore Man Ray, di grandi personaggi come il fotografo Edward Weston e dei suoi amici surrealisti Renè Magritte e Balthus. Di qui, Guy parte sconvolgendo le convenzioni estetiche della fotografia comemrciale dell’epoa arricchendola di patinature pop. Sono gli anni 70 il periodo più fervido e creativo dell’artista, il quale usa il pretesto pubblicitario per documentare il cambiamento sociale in atto: la libertà sessuale, la frivolezza del consumismo capitalistico, il nuovo clichè di donna, trovando una collocazione perfetta nelle riviste specializzate di moda (in primis, Vogue). Questo mondo patinato, destinato a divenire modello per i fotografi newpop dei nostri giorni, costituisce una ricca raccolta fotografica (“Missing of you”; “Unseen”) esposta presso a Galleria Carla Sozzani di Milano, fino al 5 Aprile 2009.
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